UN FURTO DI FUTURO (E DI PRESENTE)

di Maurizio Pietropaoli

 

Guardiamo sotto la punta dell'iceberg del taglio al 5 x 1000, che ha suscitato la rivolta di tante associazioni del Terzo Settore, della Fish, del Coordown che vedono in questo misfatto che si sta compiendo nelle aule parlamentari un colpo grave, in tanti casi anche gravissimo, ai progetti e ai servizi che costituiscono il mezzo per dare sollievo, solidarietà e risposte ai tanti disagi che affliggono larghi strati del genere umano, vicino e lontano da noi.

Guardiamo e scopriamo che nella cosiddetta Legge di stabilità, che tutti vorrebbero liquidare in gran fretta per arrivare al tanto atteso appuntamento del 14 dicembre per sapere se questo governo muore, si ricovera o resuscita, c'è di fatto l'annientamento del Fondo per le politiche sociali e del Fondo per la non autosufficienza.

Una strategia di fatto di abbandono della questione sociale in Italia, in particolar modo per ciò che riguarda il mondo della disabilità. Stiamo già vivendo in buona parte del nostro Paese difficoltà crescenti per continuare a tenere in piedi servizi, progetti, attività del privato sociale o di iniziativa pubblica che riguardano le persone con disabilità.

I piani sociali di zona, previsti dalla legge 328, si discutono già senza fondi aggiuntivi , anzi con restrizioni progressive. Il colpo inferto dalla prossima "Legge di stabilità" sarà decisivo per mortificare le speranze di miglioramenti della propria condizione, di un più adeguato inserimento sociale, del lavoro, del dopo di noi.

A Roma sono 3 anni che non si apre una casa famiglia, con rette diventate inadeguate all'aumento dei contratti per operatori e al lievitare di tutte le spese connesse.

Parlare di progetti per l'età adulta, ma non solo, rischia di trasformarci, se non si ostacola questa tendenza, in marziani.

Sento la possibilità per il futuro che si riaffacci lo spettro di un ritorno al dualismo tra la famiglia fino allo stremo, sempre e comunque e la scelta tombale dell'istituto.

Sono pessimista? Forse, nel mettere insieme le varie cose che stanno succedendo in questo periodo. No, in realtà credo di essere sostanzialmente incazzato.

Credo che dobbiamo sentire il dovere tutti noi di riaffermare il diritto ad una vita vera e piena, alla dignità di persone che vogliono avere, ma che vogliono anche dare, agli altri, alla società.

Credo che serva un grande movimento che sulla base di una piattaforma di intenti ed obiettivi, ponga duramente di fronte alla politica e a tutta l'opinione pubblica le priorità sociali e assistenziali che possano dare a questo paese l'immagine di una comunità, che forse a sprazzi in passato c'è stata, ma che ormai abbiamo perso, inseguendo modelli e stili egoistici ed edonistici.

C'è bisogno di restituire a questo Paese una visione, un senso, un nuovo sistema di relazioni umane e sociali. Le persone con disabilità sono una importante cartina di tornasole di questo processo e le loro associazioni possono svolgere un ruolo trainante, di stimolo.

 

Su questo dobbiamo essere ambiziosi, crederci. Proviamo a mettere insieme le nostre diversità e il nostro impegno per ridare priorità alla condizione umana, ai diritti e alle speranze di una parte importante della popolazione. (conclusioni da ottimista!).

 

 

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