SEL, UN VUOTO E UN IMPEGNO

di Maurizio Pietropaoli

 

Ora che le basi del partito di Sinistra Ecologia Libertà, con le deliberazioni dell’Assemblea nazionale di dicembre, sono state gettate, possiamo finalmente avviare in maniera concreta e diffusa una iniziativa politica, che affronti la realtà delle cose, della vita vera delle persone, dell’organizzazione e del funzionamento della società, strutture , regole, servizi, relazioni umane e sociali. L’obiettivo vero deve essere quello di, attraversando e utilizzando la scadenza elettorale regionale, stabilire un rapporto, anzi una conoscenza o un riconoscersi, tra questa parte della sinistra e strati larghi della popolazione italiana di varia condizione sociale e culturale.

Proprio in questo senso non posso far a meno di mostrare una preoccupazione circa un vuoto che mi pare di cogliere tra le colonne portanti politico-culturali del Lavoro e dell’Ambiente, significativamente valorizzate nel programma di SEL a colmare il distacco enorme dalla questione sociale e la mai presa in carico visione ecologica del mondo , da parte della sinistra italiana da almeno due decenni.

Un vuoto presente, nel programma e nello stesso dibattito all’assemblea ad eccezione forse delle (stupende) conclusioni di Vendola. In sostanza mi sembra che manchi la descrizione (e la priorità) di una realtà grande, fatta delle tante sofferenze, solitudini, alienazioni di milioni di disabili e delle loro famiglie;del numero enorme di anziani, spesso soli, in condizioni di fragilità di salute, di risorse economiche, di relazioni umane, di dignità personale; di famiglie spezzate da problemi anche economici, ma forse di più da problemi esistenziali e relazionali legati a condizioni e stili di vita disgreganti, egoistici, edonistici; di un’ infanzia e un’adolescenza che tende a perdersi in modelli culturali e comportamenti asociali senza riferimenti solidi genitoriali, formativi, comunitari.

E’ proprio la comunità, l’ambiente sociale e territoriale, dove si svolge il vivere e il non vivere, che dobbiamo assumere come una fondante priorità di intervento. E’ la che si realizza o meno il prendersi cura, l’accompagnamento attraverso figure sociali, sanitarie, servizi alla persona, al nucleo familiare da parte di uno Stato amico. E’ la che si inseriscono elementi e condizioni di una società nuova. E’ là che c’è il futuro della politica, la nostra sicuramente.

Stare vicini, condividere, organizzare questi sono i verbi. In questa ottica, identificare la questione sociale con la questione lavoro sarebbe un errore. Perderemmo la complessità della condizione umana, leve e obiettivi di intervento e cambiamento.

E allora non possiamo fare a meno, anche nella selezione del personale dirigente, di accompagnare alla competenza e all’impegno, la sensibilità, l’ attenzione, la capacità d’ascolto. Scommettiamo su una nuova leva di politici che almeno tentino di incarnare questo. Che osino la diversità.

Mi sento di essere ottimista sul futuro di SEL nella misura in cui riesce ad sentirsi addosso questo ruolo, starei per dire questa vocazione. Se guardiamo bene la realtà che ci circonda, quel pessimismo cupo ormai diffuso, la sfiducia, le ansie che ci spingono sempre più dal medico, in farmacia, e anche dallo stregone, dovremmo proprio cercare di diventare “il partito per la serenità”, che chiaramente non sparge ottimismo, ma che propone impegno, lotta, vicinanza.

Io (parentesi personale), come in passato, darò il tempo che posso e quello che il lavoro mi permetterà, per occuparmi delle problematiche dell’handicap, purtroppo spesso lontane da un’adeguata attenzione, anche da parte della sinistra vecchia e nuova.

Dobbiamo costruire una organizzazione che valorizzi molto il lavoro tematico, che accolga competenze e disponibilità, che sappia mettere insieme istanze, proposte, progetti, dando spessore di governo alla lotta per una nuova qualità della vita per tutti.

 

 

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