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PARLARE AL PAESE di Carlo Loccarini |
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Risale al 24 aprile il nostro ultimo intervento sul sito. Rilanciavamo la proposta di Nichi Vendola degli Stati generali della Sinistra. Una proposta da noi condivisa perché, dicevamo, era l’occasione per “rimettere insieme tutto il (troppo) variegato mondo della sinistra che vive nelle associazioni, nei sindacati, nei partiti e, soprattutto, nelle case e nei luoghi di lavoro perché è qui che si trova una vasta umanità di gente delusa, sfiduciata da una politica che non appassiona più, mentre è alle prese con gli enormi problemi del vivere quotidiano”.
Il congresso di Sinistra Ecologia Libertà capitava proprio a proposito.
Infatti il modo migliore per prepararlo sarebbe stato quello di aprire un grande dibattito nel Paese. Si sarebbe dovuto mettere in discussione un progetto di società, precisando dalla parte di chi si vuole stare, con quale politica, con quali obiettivi. Non è forse questo il racconto al quale fa costantemente riferimento Nichi Vendola? Il fatto di avere spostato la data del congresso ci aveva portato a sperare che si sarebbe seguita questa strada. In fondo, presentarsi come un partito nuovo non deve significare che si stabilisce una discontinuità con il vecchiume di forze politiche che hanno provocato delusioni e amarezze, che hanno spento entusiasmi e voglia di fare? Dove pensiamo di poter arrivare se non riusciamo a condividere con tanti”il progetto di una società nuova, radicalmente diversa nell’organizzazione, nello spirito, nella cultura, nelle relazioni umane e sociali da quella che, oggi, invece, si ritrova chiusa in un recinto sempre più ristretto di spazi democratici e sempre più caratterizzato da forti tensioni sociali?”.
Come fa il lavoratore di Pomigliano, padre di due figli e con un altro in arrivo, a dire no al ricatto della Fiat, a non barattare la sua dignità di lavoratore con il suo bisogno (diritto) di lavoro, se non c’è nel Paese una solidarietà diffusa, un sostegno ideale e culturale di massa? Se la politica che c’è gli dice, anzi, di sentirsi fortunato, di cogliere l’opportunità!
La politica, appunto. E’ schiava della famosa globalizzazione. Non guida, anzi subisce, i processi di una rivoluzione scientifica e tecnologica che è governata da un capitalismo che impone le sue regole, e non importa se queste determinano crisi mondiali, tanto quello capitalistico è un sistema che sa riprodursi. Le crisi, invece di scalfirne il primato, diventano pretesto di un ulteriore rafforzamento della sua egemonia. E la politica o asseconda la sua brutalità o arranca dietro con timidezza, con voce flebile, come rassegnata.
E’ incredibile che neanche noi abbiamo voluto parlare al Paese. Le prese di posizione di oggi sono indebolite dai silenzi del passato. Dobbiamo fare il tesseramento, se no come ci arriviamo al congresso? Come facciamo ad eleggere i delegati? Come si stabilisce il peso delle singole componenti? (In qualche stanza c’è ancora l’eco delle discussioni atroci e laceranti sulle candidature per le elezioni regionali). Solo per questo il congresso è stato rimandato a dopo l’estate. Intanto, sarei curioso di sapere chi tenterà di fare la tessera a quel lavoratore di Pomigliano.
Queste sono le nostre considerazioni di sempre. Le abbiamo scritte sul nostro sito, allegando una bozza di Manifesto di intenti e di valori. Così, tanto per passare un po’ di tempo.
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