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ODDIO, LA CRISI! di Carlo Loccarini |
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Per tanto tempo il governo(?) ha testardamente provato a convincerci che l’Italia fosse immune da qualsiasi tipo di crisi. Tu gridavi che masse di cittadini stavano perdendo il lavoro, che le ore di cassa integrazione aumentavano spaventosamente, che piazze, tetti, gru, ex penitenziari, scuole, università, cinema e teatri si riempivano di lavoratori e di giovani in difficoltà, che tanti non riuscivano più ad arrivare a fine mese ed eri tacciato di essere un catastrofista, un pericoloso prigioniero di una storica visione pessimistica della realtà, propria della sinistra. Lui, invece, rideva, si divertiva anche e spargeva ottimismo sui gloriosi destini della Nazione. Si è andati avanti così per molto tempo. E siccome la crisi non c’era, si toglieva l’ICI anche ai ricchi proprietari di case, si buttavano soldi per l’Alitalia, per i progetti del ponte di Messina. Cricche varie lucravano su interventi per tragiche calamità naturali o per conferenze internazionali o per “normali” attività di ordinaria corruzione politica. E siccome la crisi non c’era, tutta l’attenzione del governo(?) era posta solo alla risoluzione dei tanti problemi legislativi del premier. Ad un certo punto era diventato impossibile negare l’esistenza della crisi. E, allora, la si è messa così:”Cari italiani la crisi (che non c’era) è passata e l’Italia ne è uscita meglio di tutte le altre nazioni europee. I conti sono a posto e le banche sono solidissime”. C’erano tutte le condizioni per continuare a pensare a salvaguardare Berlusconi dall’attacco concentrico di procure e magistrati. Il Paese non cresceva. Andava meglio solo rispetto alla disastrata Tahiti. Le difficoltà di tanti non trovavano risposte e prospettive di soluzione. Ma il premier rideva (almeno fino alla sentenza d’appello sul lodo Mondatori che lo riconosce corruttore e lo condanna a risarcire De Benedetti con ben 560 milioni di euro) e il governo(?) era in mano agli avvocati del capo. I risultati delle elezioni regionali e dei referendum sancivano una pesante sconfitta politica del centrodestra. Si sarebbe potuto riflettere, si sarebbe potuto pensare che tutto questo era la conseguenza di una profonda caduta di fiducia dei cittadini nei confronti di un premier e di un governo(?) del tutto incapaci di affrontare una situazione che, intanto, stava diventando sempre più piena di rischi e di pericoli. Oddio, la crisi! Si materializza lo spettro della Grecia. Si diffonde la paura di fronte agli attacchi speculativi, alla borsa in picchiata, alla perdita dei titoli di Stato. Lui tace. Un silenzio lungo e dannoso per tutto il Paese. Poi, forte del sostegno di alcuni Scilipoti, Berlusconi riprende a parlare. E cosa dice? Ringrazia l’opposizione per la posizione responsabile che consente l’approvazione rapida di una manovra sbagliata (pagano sempre i soliti) che tuttavia può porre un freno alle manovre speculative? Ringrazia il Presidente Napolitano per i suoi richiami ad una necessaria coesione nazionale in un momento di gravissima difficoltà? No. Qualche riconoscimento di circostanza, ma quello che gli interessa ribadire è che “il governo è stabile, la maggioranza è coesa, le banche sono solide e l’economia è vitale”. Follie. “O c’è o ci fa” si dice a Roma. Insomma, abbiamo un governo(?) al quale detta il calendario dei lavori non solo il Presidente Napolitano, ma anche la Merkel che al telefono impone a Berlusconi di approvare in tutta urgenza la manovra presentata. E’ un governo(?)commissariato, come ha detto qualcuno. Mai eravamo caduti così in basso nella credibilità internazionale. Berlusconi se ne deve andare. Se ne deve andare il suo governo(?). Elezioni regionali e referendum hanno dimostrato che c’è nel Paese una maggioranza per un governo non d’emergenza, ma espressione di tanti che aspirano a profonde novità. Si aprano le porte alla partecipazione dei cittadini. Si farebbe anche una buona legge sul testamento biologico. Si scongiurerebbe il medioevo e si creerebbero le condizioni per un futuro degno di essere vissuto.
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