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NÉ…NÉ… O UNA LINEA POLITICA? di Carlo Loccarini |
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Né con lo Stato, né con le BR, diceva la sinistra sinistra un po’ di anni fa. Uno slogan perdente che non coglieva la pericolosità del terrorismo brigatista e, di conseguenza, non lo combatteva nelle piazze e nelle fabbriche del Paese. Posizioni narcise di un estremismo senza alcun peso politico e morale. Oggi SEL dice: “Né con Gheddafi, né con la guerra”. Situazioni assolutamente diverse, ma confrontabili per la formulazione e per la pochezza del messaggio politico. Aborrisco sia Gheddafi che la guerra, ovvio. Ma una forza politica che ambisce (giustamente, altrimenti si relegherebbe a fare solo sterile testimonianza) ad essere forza di governo deve andare al di là della semplice rappresentanza del nobile mondo pacifista, al quale appartengo, e deve mettere in campo una politica che sappia dare risposte, produrre risultati, creare condizioni e rapporti nazionali ed internazionali che scongiurino l’esplodere di situazioni impreviste e quindi di emergenze per le quali non si trova altra risposta che quella militare, non essendo stati capaci di affrontarle politicamente, o non avendo voluto farlo. Tutto l’Occidente, infatti, acclamava il ruolo importante e fondamentale svolto dai vari Mubarak, Ali, Gheddafi……. (e l’Italia lo stava facendo in modo vergognosamente servile) di argine al terrorismo di Al Qaeda e di sostanziale protezione degli interessi economici ed imprenditoriali di nazioni affamate di petrolio e di mercati. Questo ha reso cieco l’Occidente di fronte alla natura dittatoriale di quei regimi, di fronte al sistematico non rispetto dei diritti umani e democratici. Cieco l’Occidente per le sue convenienze, ma flebile, appena percettibile lo sdegno della sinistra. Come può succedere che la ribellione di tanti popoli ci colga di sorpresa? Conoscevamo l’esistenza di un così profondo e vasto movimento di rivolta popolare? Avevamo, almeno, organizzato un convegno per mettere in luce le reali situazioni in quei Paesi? Arriviamo sempre tardi, a fatti avvenuti. E siccome arriviamo tardi, le proposte avanzate appaiono improvvisate e stancamente ripetitive su canovacci utilizzabili in circostanze di questo tipo. E, allora, ci limitiamo a dire né…né.. e non facciamo precedere e seguire, a necessarie manifestazioni di piazza, azioni politiche forti e chiare. C’è un’accusa che viene rivolta al centrosinistra e che fa indubbiamente presa sui cittadini. E’ l’accusa di non saper contrapporre un progetto reale e concreto ai fallimenti del centrodestra. Cosa proponiamo in realtà? Insomma, è ora di precisare modi, tempi, fattibilità del nostro progetto per un’Italia ed un mondo diversi. Democrazia, rappresentanza, laicità, modello di sviluppo altro rispetto a quello capitalistico, responsabile della crisi che attanaglia tanti lavoratori del nostro Paese. Il referendum sul nucleare e la rinnovata attenzione al tema legata al disastro giapponese sono un’occasione per chiarire, per precisare, per aprire un confronto sui temi dell’energia e dell’ambiente. Energie rinnovabili? Certo! Ma quali, come, quando? Garantiscono energia sufficiente? Sostituiscono petrolio, carbone, nucleare? E’ necessario ed urgente ascoltare e proporre, anche in vista delle prossime elezioni amministrative. Inoltre, voglio tornare a riproporre una questione più volte ripetuta. Per aggredire questa crisi globale, è impensabile che possano giocare un ruolo singole forze di singoli Paesi. E’ necessario (ed urgente) dare vita ad organismi sopranazionali (partiti, sindacati, associazioni…)che davvero possano pesare sulle scelte politiche, economiche e sociali relative a tutto lo scacchiere internazionale. Mi riviene in mente la vecchia Internazionale Socialista, che, forse, esisterà ancora in qualche angolo nascosto di questa sinistra in grande difficoltà. Potrebbe essere una strada da ripercorrere. In fretta.
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