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LETTERA A BERSANI di Maurizio Pietropaoli |
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Si, Bersani. C’è un’Italia che vuole cambiare. Diciamo, secondo me, meglio: C’è un’Italia che continua ancora a voler cambiare e un’altra grande parte di italiani che ha perso ogni speranza. C’è una protesta generalizzata nel nostro Paese. Chi rappresenta tutta questa gente? Gli studenti nella loro stupenda e alla fine, per colpa di pochi che la polizia non riesce ad isolare (non voglio dire non vuole), drammaticamente stravolta manifestazione, una risposta la gridavano: “Non ci rappresenta nessuno”. Evidentemente non basta salire su un tetto, o organizzare una orgogliosa dimostrazione di esserci come il PD ha fatto a San Giovanni. C’ero, anche se, purtroppo,non invitato. Hai lanciato proposte (permettimi il tu, fino a qualche tempo fa era quasi obbligatorio) che vuoi discutere con tutte le forze di opposizione e col Paese. “Il PD, dici, vuole aprire una fase fondativa”. Mi piacciono le fasi fondative, perché danno l’idea di un qualcosa in movimento, che vuole crescere e maturare. Non so come intendi aprire il dibattito con il Paese. Girerai per le Regioni, ma come farà la gente a partecipare e contare? C’era, c’è, non ho capito bene, un metodo, quello delle primarie di coalizione che è riuscito, in altre occasioni, a portare in campo 4 e più milioni di cittadini. Non male, credo. Lo si vuol riproporre? O lo si sacrifica sull’altare di un cercato rapporto con una parte ben individuata dell’opposizione che non pratica questa forma di democrazia e di partecipazione diretta della gente? Non credo che troverai, tra gli stessi elettori PD, convinti consensi ad un rapporto con Fini e Casini (e Rutelli).E poi, il primo passo dell’atto fondativo non può essere quello della rinuncia ad uno strumento che evidenzia un modo di essere e di intendere la politica del tutto innovativo ed apprezzato dagli elettori. Il rischio che vedo è quello di un ritorno ad incontri nel chiuso delle stanze più riservate dei singoli partiti. Invece, se lo si volesse, questa tornata delle primarie di coalizione potrebbe essere molto diversa da tutte le altre. Infatti non sancirebbe l’investitura, quasi plebiscitaria, di un candidato che si sapeva già che sarebbe risultato vincente, come successe con Prodi e Veltroni. Ora, la partita si presenterebbe più aperta. I cittadini potrebbero scegliere tra analisi politiche diverse, tra opzioni diverse, tra diverse proposte di programma. Sarebbe un confronto di grandissimo spessore politico e democratico:Cercare il terzo polo è solo un espediente tattico di cortissimo respiro. E alle primarie queste varietà di posizioni dovranno essere estremamente chiare, perché si voterà una persona, ma ancor di più, un progetto, un programma, che risponda alla crisi che morde il Paese. Crisi economica, ma, anche, crisi culturale e morale. All’elenco di proposte che formuli e che io vedo come singoli capitoli di un progetto complessivo non chiaro, aggiungerei alcune domande. Quale nuovo modello di sviluppo (il risultato di un capitalismo senza regole è sotto gli occhi di tutti), quale politica del lavoro (la FIOM è da criminalizzare e bisogna piegarsi ai ricatti, dico io, di Marchionne, senza dimenticare che sono state la FIOM e la CGIL a tentare di dare rappresentanza ai tanti che soffrono i malesseri di questo Paese)? Quali scelte sullo scacchiere internazionale? Come affrontare le questioni della scuola (le scuole e le università private?), della cultura e della ricerca? Quali risposte ai temi cosiddetti sensibili e quale concetto di laicità dello Stato? Quali interventi nel campo dei problemi sociali, dell’immigrazione, della difesa dell’ambiente, dell’energia (il nucleare?), quale idea della politica e della partecipazione? Non si può sfuggire a queste domande a causa delle divisioni interne nel PD e, ancora più, delle posizioni ideologiche del terzo polo. Certo, quello che propongo e che propone SEL è un percorso difficile da compiere. Richiede chiarezza, grandi capacità di sintesi unitarie e condivise, responsabilità e correttezza assolute nell’eventuale ed auspicata azione di governo, per non ripetere vicende tristi, avvilenti, dannose per il Paese ed autolesionistiche per noi. Allora, partiamo per questa fase fondativa. Creiamo partecipazione, dibattito, reciproco ascolto ed, infine,convinta condivisione di scelte e di programmi. Potremo riportare alla politica anche chi è stanco e sfiduciato. Esiste, forse, un’altra strada per pensare di tornare a vincere? Con rispetto ed amicizia, Carlo Loccarini |
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