LA RIVOLUZIONE VIOLA, E NOI?

di Carlo Loccarini

 

 Non hanno lesinato aggettivi i commentatori politici, sui giornali, il giorno dopo del 5 dicembre.

La manifestazione è stata definita grandiosa, eccezionale, di incredibile ed inaspettatamente ampia partecipazione, addirittura è stata definita storica.

Io mi sento di condividere questo giudizio.

Ha fatto irruzione sulla scena politica un popolo nuovo, in larghissima parte composto di ragazze e di ragazzi. Un popolo arrabbiato, ma felice, determinato, ma allegro, convinto delle proprie idee, generoso, appassionato, libero, consapevole della assoluta necessità di un cambiamento, perché paga sulla propria pelle le incertezze e le insicurezze di una situazione estremamente pesante, impegnato (ma guarda che sorpresa!), portatore di principi e valori nuovi perché dimenticati: giustizia, moralità, solidarietà, partecipazione, come era evidenziato dai loro slogan.

 

E’ evidente che se si vuol cambiare, bisogna cominciare col chiedere, senza esitazioni, senza alcun tipo di compromesso, le dimissioni di Berlusconi che quei principi e quei valori ha sepolto sotto la martellante propaganda di una visione di vita senza regole, che fa leva sugli istinti più retrivi, sulle spinte emotive, che modella l’uomo a sua immagine e somiglianza e lo racchiude, giorno dopo giorno, in un recinto sempre più ristretto di spazi democratici e sempre più caratterizzato da forti tensioni sociali.

E’ contro questa egemonia culturale diventata, pressoché indisturbata, modello di vita e riferimento comportamentale di massa, che alta e forte si leva la voce del popolo viola.

 

E così il 5 dicembre l’impero mediatico di Berlusconi ha subito una prima pesantissima sconfitta (questo giustifica l’aggettivo “storica”). Pesantissima sia perché è stata la prima (diversa dalle vittorie di Prodi), sia perché ha indicato una strada sulla quale è dimostrato essere possibile incamminarsi.

 

Internet, la rete sono la rivoluzione che sarà difficile controllare. La rete, appunto. L’intreccio di rapporti, di conoscenze, di dibattito, di scambio di idee, di costruzione di una comunità che si riconosce in aspirazioni condivise, che fa corpo, che diventa il nucleo fondante di una nuova società.

La destra ha capito bene il pericolo. Non si è limitata al solito, stupido sarcasmo dei tanti cavalier serventi. Ha innalzato una cortina fumogena che ha nascosto la manifestazione, come se non fosse mai avvenuta.

Non ha capito, invece, parte della sinistra, del PD (ormai non è più una novità). Veltroni, strumentalmente, critica la non adesione del partito, Marini critica la partecipazione di chi ha aderito, Bersani appare già stritolato da questo desolante vecchiume di contraddizioni e di lotte interne.

 

E noi?

 

Una riflessione. Nasce un nuovo, grande movimento proprio nel momento in cui vogliamo che nasca Sinistra e Libertà. Questo movimento ha le nostre stesse parole d’ordine, le nostre stesse aspettative, i nostri stessi obiettivi. Ebbene, è cresciuto completamente al di fuori di noi. Addirittura, ci ha sorpreso.

 

Che si dimostri il 19 e il 20 p.v. che non siamo vecchi prima ancora di nascere.

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