LA FOLLIA DI ASOR ROSA

di Carlo Loccarini

 

     L’articolo di Asor Rosa sul Manifesto del 13 aprile desta sgomento e preoccupazione.

Sollecitare “una prova di forza”, mirata all’instaurazione di “un normale stato d’emergenza” (ossimoro evidente, NdR), avvalendosi di “Carabinieri e Polizia di Stato”, che preveda il congelamento delle Camere, la sospensione delle immunità parlamentari, e quindi il ripristino dei poteri della magistratura, l’introduzione di una nuova legge elettorale per approdare ad una “ seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale”, è, niente più, niente meno che auspicare un colpo di Stato.

Non resterebbe altro da fare, visto “che oggi la democrazia in Italia si dissolve per via democratica….nel rispetto sostanziale delle regole”. Bene avrebbero fatto, dice Asor Rosa, Vittorio Emanuele III, nel 1922, a stroncare con l’esercito la marcia fascista su Roma e Hinderburg, nel 1933, a negare il cancellierato ad Hitler. Perciò, noi, “manifestanti generosi”, dovremmo lasciare il campo a Carabinieri e Polizia di Stato (e all’esercito?). Credo che Gandhi, Martin Luther King e Mandela potrebbero suggerire alla sinistra altre riflessioni.

Si, perché l’evidente depauperamento democratico del nostro Paese va bloccato e sconfitto con ben altre armi, se mai si decidesse di utilizzarle appieno ed intellettuali come Asor Rosa potrebbero giocare un grande ruolo se si impegnassero in questa battaglia. Sul nostro sito lo abbiamo scritto e gridato più volte.

Mi si perdoneranno ripetizioni.

Berlusconi si batte solo se si batte il berlusconismo, cioè la “cultura” del lasciar fare, dell’arrangiarsi, dell’individualismo più sfrenato, del tutto permesso, del non senso dello Stato, del delegare (ghe pensi mi), di una società chiusa in spazi democratici sempre più ristretti e sempre più caratterizzati da forti tensioni sociali.

Quella che ci aspetta è, prima di tutto, una battaglia culturale che impone alla sinistra di tornare in campo col suo vero volto. Bisogna riconquistare consensi, ricompattare una società oggi frantumata. Vogliamo una società che sia una comunità attiva, partecipativa, solidale, ricca di una nuova cultura, di nuove relazioni, permeata dei grandi valori della sinistra.

Dobbiamo esplicitare in una bozza di programma di governo le nostre idee sull’Italia e sulla Terra che vogliamo.

Quale nuovo modello di sviluppo con precisati tempi, modi e possibilità di una sua reale realizzazione, quale politica dell’economia e del lavoro in un mondo globalizzato, quali scelte sullo scacchiere internazionale? Come verranno affrontate le questioni della scuola, della ricerca, della cultura? Quali risposte ai temi cosiddetti eticamente sensibili e quale concetto della laicità dello Stato? Quali interventi nel campo dei problemi sociali, dell’immigrazione, della difesa dell’ambiente e dei beni culturali, dell’energia, quali alleanze per quale schieramento, quale idea della politica e della partecipazione?

Una bozza da mettere in discussione nel Paese, pronti a spiegare, ad ascoltare, a decidere insieme. Come pensa di poter vincere la sinistra se non si crea tra le gente un’atmosfera di dibattito, di discussione, di reale partecipazione?

Lasciamo perdere tatticismi e folli scorciatoie. Si è finito col distruggere il nostro patrimonio storico di valori e di lotte. La crisi (politica, economica, morale) deve essere occasione di cambiamento. E tanto più lo sarà, quanto più riusciremo a stimolare dibattito, partecipazione, voglia di fare intorno a proposte di un profondo rinnovamento.

Questa è l’unica strada possibile per una sinistra che ambisce ad essere forza di governo, senza nessuna timidezza nel condannare posizioni estranee alla nostra storia che ci ha sempre visto schierati a difesa della democrazia, senza se e senza ma.

 

 

P.S. E se alla “pari consultazione elettorale” rivincesse Berlusconi?

 

 

 

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