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LA CASTA E I PARTITI di Carlo Loccarini |
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“La degenerazione del ceto politico è reale e preoccupante, ma questa viene enfatizzata per occultare alcuni nodi storici di fondo... il potere personale di un capo d’azienda... il nesso tra il declino economico dell’Italia ed il decadimento della realtà di partito”. Così inizia l’articolo di Michele Prospero (Chi favorisce la destra) su l’Unità di sabato 16 luglio. Chi non declina è la Germania, non per niente “ultima roccaforte della partitocrazia”, “patria dei partiti strutturati”, esente da espressioni di antipolitica. Invece, “l’Italia ha provato vergogna dei partiti” passando “alla caccia grossa contro la casta condotta con scaltrezza da un grande capitalista” e questo ha prodotto “una regressione storica verso le forme del neopatrimonialismo”. Anche Il fatto quotidiano, oltre, chiaramente, a Il Giornale e a Libero, partecipa alla “caciara anticasta”, al “cieco anatema contro la casta”, alla “isteria anticasta”. Viene da dire che il dott.Prospero ha saccheggiato tutto il vocabolario per colpire la crociata anticasta. L’articolo mi suggerisce alcune, pacatissime considerazioni. Io non sono contro i partiti. Ho la tessera di un partito (SEL) ed ho contribuito alla creazione di una sezione on line (www.sezionelasinistra.net) nello spirito di un rinnovamento della comunicazione politica e della partecipazione, senza contare che per 35 anni ho alzato la serranda di una sezione PCI-PDS-DS. E’la nostra democrazia ad essere fondata sui partiti. Non ci può essere per un partito una responsabilità più grande. Ha ragione il dott. Prospero a ricordare,come detto, che c’è qualche nesso tra il declino economico dell’Italia e il decadimento della realtà di partito. Il nesso che, invece, non riesco a comprendere è quello che porta automaticamente nelle fila degli antipartito chi denuncia i privilegi della casta. I privilegi, certo, ma anche la corruzione, l’impunità, l’arroganza, la sete di potere, il clientelismo, la pochezza morale e potrei continuare andando a riprendere la famosa intervista di Berlinguer a Scalfari. Ma Berlinguer poteva evidenziare allora, suscitando la scomposta reazione di tanti, la diversità del PCI, rispetto agli altri partiti. Siamo sicuri che, oggi, la sinistra possa ribadire quelle affermazioni con pari fermezza e lucidità? Ho qualche dubbio. Mentre sarebbe necessario ed urgente lanciare proposte nuove di ricchezza culturale, di rigore morale, di innovazione economica (possibile che a dettare le regole del gioco siano speculazione e mercati?), di severa giustizia sociale, di sviluppo e crescita compatibili con le necessità degli uomini e col rispetto dell’ambiente in cui essi vivono. Lanciare proposte ed aprire un grande dibattito nel Paese. Per capirne problemi, urgenze, volontà e rappresentarle. Essere, davvero, il partito, uno strumento reale di partecipazione e di garanzia di vita democratica. Senza paura che possano nascere altri centri di formazione di idee e di discussione, come abbiamo visto verificarsi nella recente campagna referendaria. Non è tempo di esclusive autoreferenziali, di decisioni unilaterali. Se non ci fosse stato il referendum cosa si sarebbe deciso sul nucleare e sull’acqua pubblica? Come si sarebbe contrastato il legittimo impedimento? Ed oggi accettiamo la scandalosa farsa del testamento biologico? Allora, c’è chi grida:”sono tutti uguali”. Ma c’è anche un Paese che, nonostante tutto, pulsa, pensa, si muove, è disponibile ad impegni inimmaginati, è fortemente creativo e combattivo. Denuncia i privilegi della casta? Avremmo dovuto farlo noi come inderogabile esempio di una politica di moralizzazione pubblica. L’antipolitica copre i vuoti spaventosi che sempre più spesso stiamo lasciando. L’articolo in questione li approfondisce, non li colma.
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