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L’importante-e-e-e-e-e-e-e…è votare!
di Massimo Vallucci |
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Mina non cantava proprio queste parole… ma conto sulla capacità di persistenza nella mente del ritornello, per rafforzare il monito. Non soltanto il PdL, ha la preoccupazione della possibile astensione del suo elettorato; per noi il problema si è ormai cronicizzato. Ciascuno di noi conosce compagni e amici che non votano, e sappiamo quanto è difficile convincerli a farlo. Vediamo quali sono le motivazioni principali: · Non c’è un partito dal quale mi sento rappresentato. Questa è una seria obiezione! In effetti non è facile identificarsi con i partiti e partitini che si collocano a sinistra. Le motivazioni sono differenti:hanno mutato il loro dna e si ritrovano in una terra di nessuno incapaci di scegliere una qualsiasi via (PD); hanno una politica approssimativa e spesso solo di contrapposizione, sembrano ancora in via di formazione e già emergono correnti che mettono in discussione il segretario (IdV); sono appena nati, devono ancora fare il congresso di fondazione, hanno già subito due scissioni e sembrano dipendenti dal carisma del loro leader (SEL); si dividono quasi ad ogni congresso e ormai sono presenti in due schieramenti, dando l’impressione di non sapere che cosa faranno da grandi (Verdi); mostrano chiari segni di schizofrenia con una politica sui diritti civili di sinistra ed una politica economica liberista di destra (radicali), vengono da infinite scissioni, personalismi e riunificazioni, spesso solo in forma di cartello elettorale, (rifondazione et altri). Per carità di patria non si parla dei socialisti. Anche se estremizzato e, per la necessaria brevità della trattazione, sintetizzato, il quadro grosso modo è questo. Non emerge un partito che abbia l’appeal necessario, anche perché si risente comunque del clima complessivo di disaffezione nei confronti della politica partitica, percepita come autoreferenziale e finalizzata all’affermazione personale. La conseguenza è l’attuale affermazione del populismo o la nascita di forme di collegamento diretto tra piazze fisiche e virtuali e singoli politici e parlamentari, saltando il filtro delle strutture partitiche intermedie. Questo potrebbe essere il futuro, la e-democracy, ma richiede al minimo una modifica della legge elettorale (preferenze). Per ora siamo in mezzo al guado. Come si risponde a questa obiezione? A mio parere dicendo che è cambiato il tipo di voto, non più di appartenenza, di scelta ideologica, ma tattico. E’ necessario in questo momento storico (pericolosissimo) salvaguardare gli spazi di democrazia messi in discussione da un’involuzione di tipo autoritario che procede sempre più velocemente. E’ necessario bloccarla, votate per chi, a vostro parere, vi offre più garanzie di riuscirci. Le sottigliezze e i distinguo, nei quali siamo bravissimi, li rimandiamo a momenti più tranquilli. · Ma tanto non cambia nulla. Non è vero! A furia di pensarlo la destra ha raggiunto una maggioranza schiacciante. Accidenti se le cose sono cambiate! Basta guardarsi intorno, tutto è stato modificato in peggio e se non ve ne siete ancora accorti vuol dire che anche la vostra testa è stata cambiata. Ora però anche nella destra compare qualche crepa, e il nostro compito è quello di allargarle per provocare il crollo dello schieramento, la sua implosione. Una nostra affermazione elettorale accelererebbe il processo. Neanche voglio pensare cosa accadrebbe con una sconfitta, probabilmente altri venti anni di fascismo. …e poi votare non è così faticoso, dieci minuti al seggio e passa la paura; che vi costa!
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