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L’ITALIA S’È DESTA? di Carlo Loccarini |
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Cari fratelli (e sorelle) d’Italia, non so se sia davvero così. Per ora ci metto un punto interrogativo. Certo, comunque, non si può non partecipare alla commozione e all’entusiasmo manifestati dai tanti compagni e cittadini che hanno sostenuto Pisapia (ma anche gli altri candidati) in questa prima parte della campagna elettorale. L’atmosfera era quella di precedenti esaltanti vittorie. Troppo lontane, perché non esplodesse la gioia di, finalmente, riviverle. Il dato fondamentale è, indiscutibilmente, la sconfitta di Berlusconi e di tutto il centrodestra a Milano e in grandissima parte del Paese. Oggi, questo dicono i risultati di una tornata elettorale che si è voluto caricare di significati che vanno oltre l’espressione di un voto amministrativo. Chi pensava di riottenere dal popolo un mandato plebiscitario che sotterrasse opposizioni, giudici, pubblici ministeri, libere Istituzioni democratiche (Consulta, Corte Costituzionale) e colpisse, addirittura, la Presidenza della Repubblica esce sonoramente battuto. E non solo il capo del governo, ma, come detto, tutto lo schieramento del centrodestra, lega compresa. Più grandi le aspettative, più grosso il tonfo. Sommate i voti di tutte le opposizioni e fate un confronto con le ultime elezioni regionali e vi renderete conto della portata della sconfitta. Neanche Napoli potrebbe consolarli. Ma se i numeri sono quello che sono, il valore politico del voto va ancora oltre. Al di là delle dichiarazioni di oggi, dettate dalla vicinanza del ballottaggio, il rapporto pdl-lega è fortemente compromesso. E senza la lega, non esisterebbe più Berlusconi. Questa è la posta in gioco nei ballottaggi, quello di Milano in testa. Se si vincesse ancora, non ci sarebbe ciambella di salvataggio alcuna, non ci sarebbe alcun mercato riparatore possibile. Sarebbe l’inizio della fine di Berlusconi e del berlusconismo. Per ora abbiamo vinto ai punti, manca il colpo del KO (Verdini ha commentato che, a parte Milano, è stato un pareggio, non so se , arrivato il colpo, potrebbe dire che è stato un pareggio a parte il KO). La posta in gioco dei ballottaggi, Milano assolutamente in testa, è questa. Come stanno le cose, i ballottaggi hanno acquistato il valore di un vero e proprio voto di fiducia e gli Scilipoti da comperare potrebbero essere troppi, anche per un miliardario senza scrupoli, senza senso dello Stato e senza principi etici e morali. Comunque non si bada a spese, a colpi bassi (l’ultimo è quello che rappresenta Pisapia come l’anticristo), a promesse strumentali. Si ricordano a tanti giornalisti della televisione e della carta stampata i favori del passato e si sequestrano reti e giornali. Giorni fa, Bossi, degno sodale di Berlusconi, diede del matto a Pisapia. All’indomani, nel giornale radio delle sette e poi, ripetuto, in quello delle otto, su radio1 (direttore il beneficiato signor Preziosi) si è riportata la smentita di Bossi per cui dalla registrazione è stato tolto il pezzo incriminato e si è lasciata la seconda parte della dichiarazione che riguardava l’accusa di voler fare di Milano una “zingaropoli”. Stupendo esempio di servilismo. Buona carriera dott. Preziosi, o, forse, qualcosa non andrà per il verso giusto? Lo pensano e lo gridano i fratelli (e le sorelle) di un’Italia che s’è desta!
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