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INNOCENTI FANTASTICHERIE ED ALTRO di Carlo Loccarini |
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In questa situazione di turbolenze economiche nel nostro mondo globalizzato, mi è tornato in mente un vecchio sogno di quando i miei due figli erano ancora in età da favole e si sarebbero addormentati solo se avessi raccontato loro una storia. O il bimbo Lunik che ardeva dal desiderio di conoscerli su quel grande pianeta che si stagliava, limpido, sul suo cielo. O la piccola rana Silvana che, stanca del suo angusto stagno, sognava di mettersi in cammino, saltellando verso spazi nuovi di mondo. Anche allora le cose non dovevano andare molto bene, se il sogno si concludeva nello sconforto di sentirli chiedermi, in tono fortemente preoccupato, appena aperti gli occhi, notizie non sulla fine inascoltata del racconto, bensì sull’andamento della borsa, del mercato e sulle reali prospettive della loro vita. Oggi, forse, si sarebbero interessati del possibile default della Grecia, del Portogallo, della Spagna, dell’Italia, degli,addirittura, Stati Uniti. Avrebbero chiesto delle ultime valutazioni delle agenzie di rating, Moody,s o Standard & Poor,s, o dell’andamento dell’asta dei titoli di Stato e dello spread con l’economia, più forte, della Germania. Capiamoci bene. Non è che io sostenga utopiche fantasticherie come guida dei nostri destini. L’isola che non c’è, appunto, non c’è. E’ una tardiva, e definitiva, scoperta. Ma addormentarsi con storielle, ancorché semplici e rappezzate alla meglio, e svegliarsi con l’incubo di drammi economici e sociali è significativo del preoccupante stato di cose che si va realizzando sulla nostra Terra. E poi dite che non aveva ragione Peter Pan a voler restare bambino, a rifiutarsi di crescere. D’accordo. La smetto. Il groviglio di nuvole che mi sostiene è la metafora dei pensieri ingarbugliati che mi ronzano per la testa. Proviamo a tornare a terra. C’è uno spettro che si aggira per il pianeta: è il fantasma della politica, anzi della Politica, diventata inconsistente ed evanescente rappresentazione dell’incapacità di dettare le regole, i principi, i valori che debbono ispirare la società del mondo nuovo che vogliamo. La Politica, non l’economia, non il mercato, non le speculazioni finanziarie, che sono, invece, i totem indiscutibili della nostra epoca, gli intoccabili pilastri del sistema capitalistico. Mettiamola così: i somali, e non solo loro, stanno morendo di sete e di fame. Che risposte dà il mercato? Nessuna, visto che non hanno nulla per partecipare al banchetto dei consumi e visto che non c’è sul loro territorio alcuna risorsa da sfruttare. Si salvi chi può e così sia. “Produrre in Italia mi costa troppo, dato che debbo sperperare soldi per periodi di maternità, per pause lavorative, per ferie, per un costo eccessivo del lavoro, per assenze per malattia”. Che dice il mercato? “Chiudo tutto e vado dove mi conviene” e il mi conviene significa sfruttamento (che brutta e antiquata parola mi è venuta in mente!) e lo sfruttamento lì significa perdita dei diritti dei lavoratori qui. “O si fa come dico io, o riprendo le palline mie e non gioco più (diceva così il più ricco dei compagni di gioco infantili)”. Dice il mercato: “meno Stato e più mercato”, che è come dire “comando io, mettetevi da parte, lasciatemi lavorare. E queste sono le mie condizioni”.”Sanità, trasporti, scuola, università, ricerca, servizi sociali, ambiente? Via lacci e lacciuoli. Liberalizziamo. Cosa sia il bene comune lo decido io”.E la politica, anzi la Politica? Quando non è corruzione, interesse privato, salvacondotto per evitare problemi al Capo, riesce solo a garantire un minimo di welfare per la temporanea sopravvivenza di tanti. Nelle mie storielle il lieto fine, ancorché risparmiatomi per sonno sopraggiunto, non ci sarebbe stato. Lunik non sarebbe mai potuto entrare sulla Terra. Non si accolgono extracomunitari, figuriamoci un extraterrestre. La rana Silvana, avvilita e depressa, potrebbe aver deciso di tornare al suo stagno. Sinistra, sinistra mia! Dai, coraggio, diamoci da fare. Tu potresti essere bella in questo mondo vergognosamente ingiusto. E spaventosamente brutto e cattivo.
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