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IL TETTO di Maurizio Pietropaoli |
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Salvare il progetto di Sinistra e Libertà significa ritrovarsi su una visione di società, riconoscersi sui valori, gli intenti, il programma; concordare regole sui diritti e i doveri, sulla partecipazione e la trasparenza; disegnare una organizzazione funzionale agli obiettivi e ai modi di rappresentare la politica nel territorio, nei luoghi di vita e di lavoro. Salvare il progetto vuol dire valorizzare la ricchezza delle diverse ispirazioni, culture e provenienze politiche che hanno costituito il patrimonio originale di SeL. Salvare il progetto significa inevitabilmente fare un partito che rappresenti il luogo, lo strumento dell’elaborazione, del confronto, della partecipazione e dell’impegno. Fare il partito significa in prima istanza riconoscere, dare senso allo sforzo, alla generosità di quelle migliaia e migliaia di persone, di compagni, che si sono ostinate a credere, a lavorare, o forse anche solo a pensare, o forse anche solo a sentirsi parte di una cosa nuova, che ridesse dignità e rispetto alla sinistra in Italia. L’assemblea nazionale di dicembre non ha senso allora se non assume interamente e senza ambiguità e rinvii, tutta la complessità di questa operazione (valori, contenuti, regole, partito) lanciando a tutto il Paese un messaggio nuovo, politico ed etico. Il progetto non va quindi solo “salvato”, esso deve vivere e crescere nel confronto con la vita reale, con le debolezze e le potenzialità delle persone, con i problemi, i disagi, le speranze. Esso ha bisogno di una organizzazione diffusa nel territorio, di un impegno solidale di tanti, di una condivisione di ideali, di obiettivi, di una comunità in cui sentirsi compagni. L’assemblea di dicembre deve dare un tetto, una casa a questo insieme straordinario di persone che non si sono arrese, che hanno continuato a cercare il senso di tutti questi mesi passati a convincere e a convincersi che ne valeva la pena. Vogliamo un tetto sopra le nostre teste, le porte e le finestre ben aperte, senza camere separate ma con un grande spazio comune da costruire ed inventare insieme. Ed allora tutti i discorsi sul simbolo ed il nome possono diventare del tutto secondari se c’è lo spirito e le scelte che danno valore e sostanza al progetto. Certo presentare ai cittadini (ed elettori) un simbolo già conosciuto ha i suoi vantaggi, così come può sembrare più difficile spiegare una nuova (ennesima) nascita. Ma la chiarezza e l’unità (e l’umiltà) ti danno una forza enorme. Abbiamo già visto in casa nostra e molto in casa d’altri come l’ambiguità e il compromesso, ti fanno vivacchiare forse, ma ti portano poi a perderti. Se quindi non potremo utilizzare il logo di Sinistra e Libertà (scusate ma il terzo sostantivo “ecologia” nel nome, non lo sopporto proprio), sarà un peccato, ma non facciamone un dramma. Diamo prova di coraggio e di un pizzico di presunzione, e decliniamo la parola Sinistra nella maniera più semplice possibile (la Sinistra, si può ancora usare? È già registrato?). Generosità per generosità, perché Sinistra Democratica non mette altrimenti a disposizione il suo nome che credo molto efficace? So che forse non pochi s’inalbererebbero, ma proviamo a ragionarci su, con umiltà e, appunto, generosità. Potrebbe essere invece un utile e buon segnale. Qualcuno lassù pensa invece a far vivere Sinistra e libertà come cartello elettorale, con un improbabile rapporto con il nascituro nuovo partito (se proprio deve nascere…), dimostrando di non aver capito ancora la lezione della storia elettorale e politica italiana, non tedesca, che ha sempre punito a destra , a sinistra, al centro, ogni unità “appiccicata”. Quel cartello avrebbe, anche dopo il triste spettacolo gentilmente offerto in questi mesi, non so quanti (non molti, credo) elettori, e per quanto ci riguarda ben pochi sostenitori. Il 19 e 20 dicembre a Roma per costruire, costruire, costruire!
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