IL PESSIMISMO DELLA RAGIONE…

di Massimo Vallucci

 

 …e l’ottimismo della volontà. Questo ho pensato dopo aver letto il Programma e lo Statuto, ancorché provvisori, della nascitura formazione politica di SeL.

Perché questa duplice sensazione? Vediamo alcuni punti dei due documenti senza la pretesa di essere esaustivi e rimandando gli approfondimenti tematici ad altri interventi.

  •  Nel programma si delinea un progetto ambizioso di società: una “…società non consumista…” dove si riesca a “…trasformare il modo di produrre e i beni da produrre…”  a causa “…dell’inadeguatezza del capitalismo e dei suoi modelli economico-sociali a fronteggiare la questione della sostenibilità e la necessità di mettere a punto un modello di sviluppo alternativo ai guasti del neoliberismo…”. Perfetto. Ma qual è questo nuovo modello di sviluppo? Non è sufficiente dire no alla globalizzazione (sempre che sia possibile), proporre filiera corta e produzione di qualità, ecosostenibile senza dire su quale tipo di struttura, di tessuto  economico si vorrebbe che si inserissero. Capisco che è una tematica difficile e complessa, ma prima o  poi si dovranno dare delle risposte se non si vuole correre il rischio di apparire velleitari o comunque poco credibili.

  • Per quanto concerne le proposte concrete si propone tra le altre l’istituzione di “…una retribuzione sociale o reddito minimo garantito…”  insieme all’abolizione della legge 30 e all’incentivazione delle piccole e medie industrie per riconvertirne e qualificarne la produzione e la tipologia contrattuale. Non è chiaro se questi siano obiettivi a breve, medio o lungo termine e non è un problema formale. Ci vogliono molti soldi per realizzarli, e, specie in una prima fase, non è sufficiente tassare le rendite finanziarie, combattere l’evasione fiscale e introdurre la Tobin Tax. I soldi si devono prendere anche dall’economia criminale-mafiosa, ma per far questo è necessaria “…una vera e propria rivoluzione culturale e radicali cambiamenti della politica economica….”  e tanto tempo. In una prima fase è probabile che sia necessario aumentare le tasse, ma in cambio è obbligatorio proporre un programma che sia più che convincente.

  • In varie parti del programma si dice anche che “…c’è bisogno di una sinistra più ambiziosa, aperta alle nuove culture critiche…” perché “…negli ultimi anni c’è stato un distacco progressivo da parte degli italiani dalla politica e dai partiti…”. Vero! Le cause sono molteplici, ma non ultima è quella di un’accentuata chiusura e diffidenza nei confronti del “nuovo” da parte dei partiti di sinistra, accompagnata da una carenza di idee e tematiche che ha ridotto la politica ad una professione riservata agli addetti ai lavori e finalizzata al soddisfacimento di interessi personali. Però bisogna esser coerenti; che senso ha proporre uno statuto a struttura piramidale per un partito del 3%? Avrebbe senso se folle oceaniche premessero per iscriversi. Ma se non ci si è neanche accorti, e ancora non si è capito, come hanno fatto una decina di blogger a organizzare una manifestazione di centinaia di migliaia di persone in pochissimo tempo?!

 Un partito che si è prefissato l’arduo compito di concorrere ad elaborare e realizzare un nuovo modello di sviluppo per un mondo nuovo, deve fungere da collettore di tutte le novità e le istanze, per elaborarle, incanalarle e realizzarle. Deve avere antenne in tutta la società, in special modo nel vasto oceano di internet. Deve essere umile, mettersi al servizio di tutte le realtà presenti che in qualche modo confliggono  con l’attuale ordinamento. Altro che comitato scientifico senza diritto di voto! Magari ci fossero troppi cittadini che vogliono votare. No, non è questa la strada!

Suvvia compagni, si può osare di più: fateci sognare!

 

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