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…e
l’ottimismo della volontà. Questo ho pensato dopo aver letto il Programma e lo
Statuto, ancorché provvisori, della nascitura formazione politica di SeL.
Perché questa duplice
sensazione? Vediamo alcuni punti dei due documenti senza la pretesa di essere
esaustivi e rimandando gli approfondimenti tematici ad altri interventi.
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Nel
programma si delinea un progetto ambizioso di società: una “…società non
consumista…” dove si riesca a “…trasformare il modo di produrre e i
beni da produrre…” a causa “…dell’inadeguatezza del capitalismo e dei
suoi modelli economico-sociali a fronteggiare la questione della sostenibilità
e la necessità di mettere a punto un modello di sviluppo alternativo ai guasti
del neoliberismo…”. Perfetto. Ma qual è questo nuovo modello di sviluppo?
Non è sufficiente dire no alla globalizzazione (sempre che sia possibile),
proporre filiera corta e produzione di qualità, ecosostenibile senza dire su
quale tipo di struttura, di tessuto economico si vorrebbe che si inserissero.
Capisco che è una tematica difficile e complessa, ma prima o poi si dovranno
dare delle risposte se non si vuole correre il rischio di apparire velleitari
o comunque poco credibili.
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Per quanto concerne
le proposte concrete si propone tra le altre l’istituzione di “…una
retribuzione sociale o reddito minimo garantito…” insieme all’abolizione
della legge 30 e all’incentivazione delle piccole e medie industrie per
riconvertirne e qualificarne la produzione e la tipologia contrattuale. Non è
chiaro se questi siano obiettivi a breve, medio o lungo termine e non è un
problema formale. Ci vogliono molti soldi per realizzarli, e, specie in una
prima fase, non è sufficiente tassare le rendite finanziarie, combattere
l’evasione fiscale e introdurre la Tobin Tax. I soldi si devono prendere anche
dall’economia criminale-mafiosa, ma per far questo è necessaria “…una vera
e propria rivoluzione culturale e radicali cambiamenti della politica
economica….” e tanto tempo. In una prima fase è probabile che sia
necessario aumentare le tasse, ma in cambio è obbligatorio proporre un
programma che sia più che convincente.
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In varie parti del programma si dice anche che “…c’è bisogno di
una sinistra più
ambiziosa, aperta alle nuove culture critiche…” perché “…negli ultimi
anni c’è stato un distacco progressivo da parte degli italiani dalla politica
e dai partiti…”. Vero! Le cause sono molteplici, ma non ultima è quella di
un’accentuata chiusura e diffidenza nei confronti del “nuovo” da parte dei
partiti di sinistra, accompagnata da una carenza di idee e tematiche che ha
ridotto la politica ad una professione riservata agli addetti ai lavori e
finalizzata al soddisfacimento di interessi personali. Però bisogna esser
coerenti; che senso ha proporre uno statuto a struttura piramidale per un
partito del 3%? Avrebbe senso se folle oceaniche premessero per iscriversi. Ma
se non ci si è neanche accorti, e ancora non si è capito, come hanno fatto una
decina di blogger a organizzare una manifestazione di centinaia di migliaia di
persone in pochissimo tempo?!
Un
partito che si è prefissato l’arduo compito di concorrere ad elaborare e
realizzare un nuovo modello di sviluppo per un mondo nuovo, deve fungere
da collettore di tutte le novità e le istanze, per elaborarle, incanalarle e
realizzarle. Deve avere antenne in tutta la società, in special modo nel vasto
oceano di internet. Deve essere umile, mettersi al servizio di tutte le realtà
presenti che in qualche modo confliggono con l’attuale ordinamento. Altro che
comitato scientifico senza diritto di voto! Magari ci fossero troppi cittadini
che vogliono votare. No, non è questa la strada!
Suvvia
compagni, si può osare di più: fateci sognare!
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