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IL COLORE VIOLA di Massimo Vallucci |
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Le ultime grandi manifestazioni popolari di opposizione sono state organizzate da un quotidiano e da un gruppo di blogger. A parte i gazebo, questo vuol dire che c’è un popolo che è in disperata ricerca di rappresentanza e non la trova nella politica istituzionale? Forse non è così semplice vista la difficoltà di creare nuovi partiti. E’ probabile che ci troviamo all’interno di un processo di cambiamento del modo di fare, intendere e attuare la politica, che non passa più per l’appartenenza ad un partito, inteso e vissuto nel modo tradizionale. Un partito deve poter fornire almeno un riconoscimento identitario, una struttura di circolazione ed elaborazione delle idee, un progetto realizzabile.
· Il crollo delle ideologie, l’affermarsi del pensiero debole, l’arretramento del razionalismo hanno indebolito l’identità dei partiti, li hanno quasi omogeneizzati come si vede nelle altre democrazie occidentali (noi rientriamo nella patologia). Le nuove identità passano per aggregazioni di interesse, di natura religiosa, di carattere etnico… che non lasciano molto spazio alla formazione di un partito ben caratterizzato a sinistra (posto che per un ventenne la parola sinistra abbia ancora un significato). Il partito democratico con le sue incertezze e oscillazioni ne costituisce un ottimo esempio.
· La struttura portante di un partito è (sarebbe meglio dire era) il radicamento territoriale ottenuto tramite le sezioni, dove “fisicamente” si riunivano i militanti per discutere, elaborare e trasmettere alle istanze superiori. Retaggio di una società contadina, dove la sezione e l’osteria spesso coincidevano e la socializzazione era cercata e praticata. Bello! Se ne può avere nostalgia, ma come Pasolini aveva predetto, la televisione ha cambiato tutto e internet si avvia a cambiare ancora di più le forme della comunicazione e della socializzazione. Il mondo reale è diverso, si contattano più facilmente le persone attraverso i social network che nelle osterie. Obama lo ha capito ed è stato eletto.
· Dalle giovani generazioni (e non solo) i partiti sono vissuti come organizzazioni che hanno come scopo primario quello di perpetuare ed accrescere il potere dei loro dirigenti. E’ difficile dar loro torto, anche guardando a sinistra. Ci si dimentica che i giovani vivono già in un mondo almeno a dimensione europea e possono fare gli opportuni confronti, non è un caso che abbiano organizzato una manifestazione in contemporanea a Berlino ed altre città straniere e che si rifacciano ad analoghe esperienze francesi. Immaginate quanto possano essere interessati alle convulsioni di Sinistra e Libertà o come si chiamerà, se si chiamerà? Di proposte allettanti, avvincenti che possano solleticare l’idealismo giovanile (se ancora sopravvive) non v’è traccia.
E’ la fine dei partiti? E’ iniziata la rivoluzione viola? No, è accaduta una cosa nuova da capire e analizzare, forse l’inizio di qualcosa. Ma non sono tutte rose e fiori, il rischio insito nella comunicazione attraverso internet è quello della superficialità, che può sfociare anche nella demagogia e nel populismo. Per ora quello che sembra affiorare è Il desiderio di poter vivere in un paese normale e giusto e la consapevolezza di costituire una forza capace di incidere. Non è poco, conosco partiti che farebbero carte false per trovarsi nella stessa situazione. Comunque è stata una forte ventata di pulizia. Le corse a metterci il cappello sopra da parte soprattutto dell’ IdV e la superbia del PD nel non aderire, dimostrano l’arretratezza della nostra classe politica dirigente, e per loro il colore viola rischia di assumere una sfumatura sepolcrale.
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