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IL “TRIANGOLO” DI TARTAGLIA di Massimo Vallucci |
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No, non è un articolo di matematica. Il triangolo a cui ci si riferisce è quello che ha ad un vertice il Capo dello Stato e gli organi di controllo, ad un altro il Presidente del Consiglio insieme ad una metà dell’opinione pubblica e all’ultimo l’altra metà variamente o non rappresentata. Le tensioni tra questi tre vertici, hanno ormai raggiunto un livello difficilmente sopportabile, al punto che il triangolo rischia di diventare una linea spezzata o addirittura un punto. Fuor di metafora, le tensioni sono provocate dalle differenti soluzioni che si propongono per uno stesso problema: come adeguare alle nuove modalità e velocità di comunicazione e decisione imposte da una società globalizzata, in un mondo interconnesso, la struttura politica di un paese moderno? La soluzione proposta dal Presidente del Consiglio, aldilà delle estemporaneità di ordine caratteriale, è quella di portare alle estreme conseguenze la tendenza verso il populismo presente in molti Paesi, cortocircuitando la catena decisionale ed eliminando le strutture di controllo. Un’interpretazione della Repubblica presidenziale in chiave peronista. Il Capo del Governo diviene il Capo della nazione. Il potere si reifica nella sua persona, i media sono il suo naturale prolungamento. Il perseguimento di questa soluzione schiaccia nell’angolo sia l’opposizione che le strutture di controllo, impedendo loro di proporre soluzioni alternative, e costringendole ad una difesa pura e semplice dell’esistente (con qualche ragione, vista la tendenza dimostrata in passato dal popolo italiano) che però è facile definire conservatrice e inadeguata. Soluzioni che dovrebbero anche tener conto, (prima che lo faccia qualcun altro) delle nuove forme di espressione, (social network) che sull’esempio del movimento Move On negli USA tendono verso una sorta di e-democracy. M. Tartaglia in mezzo a questo triangolo, a queste tensioni ultimamente rappresentate con toni emotivi esasperati, ha compiuto il gesto esecrabile. Il gesto di un folle è stato definito. Io lo definirei un attentato. Un attentato compiuto da un folle. Un attentato perché se chi è colpito si presenta come il simbolo del potere, quella è la parola giusta da usare. Né meraviglia la follia: chi non riesce o non può opporre come barriera alle emozioni una personalità ben strutturata o una opportuna dotazione di filtri razionali, può fungere da antenna ricevente delle tensioni emotive esterne e agire in modo quasi automatico. La Storia è piena di attentati compiuti da folli, anche con gravi conseguenze, ma alla fine sono spesso stati interpretati come coagulo delle tensioni del tempo. Stiamo vivendo un periodo di transizione molto difficile e potenzialmente molto pericoloso. Atti come questo possono fungere da acceleratori del cambiamento in senso negativo.
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