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I NUOVI CITTADINI di Carlo Loccarini |
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Dopo la vittoria nei ballottaggi delle elezioni amministrative, scrivevamo di suonare a festa le campane, ma di rimettersi subito al lavoro per definire un programma di governo fortemente caratterizzato da profonde novità e condiviso, dopo un ampio dibattito con i cittadini. L’entusiasmante risultato dei referendum continua a farci tenere sciolte le campane e, come se ce ne fosse ancora bisogno, ci conferma di impegnarci a chiedere e sollecitare che si prosegua sulla strada indicata. Nella battaglia referendaria, oltre i partiti del centrosinistra, il cui ruolo è sciocco sottovalutare, sono entrati in gioco nuovi soggetti che si sono rivelati decisivi, anche più dei partiti, per la vittoria. Sono, infatti, scesi in campo associazioni, comitati, gruppi formatisi in rete, parrocchie che hanno invaso il Paese di iniziative, di incontri, di discussioni. Si è creata un’atmosfera di partecipazione, con una mobilitazione senza precedenti in tutte le nostre regioni ed in tutti i nostri comuni. E’ l’indicazione di un metodo di fare politica che deve, definitivamente, fare scuola. E siccome da questo metodo i partiti si sono distaccati da lungo tempo, la lezione va capita, umilmente, e si deve correre ai ripari. Era diventata certezza che la gente fosse stanca, delusa, sempre più lontana da un impegno diretto, sempre più chiusa nelle difficoltà della vita quotidiana, sempre più prigioniera della “cultura” del berlusconismo. Oggi dobbiamo dire che non sono i cittadini a rifuggire forme di protagonismo, ma è la politica dei partiti a non dare loro l’opportunità di esserlo. L’esempio del referendum è troppo macroscopico per non essere valutato e preso in considerazione. Capiamoci bene. Nessuna concessione vogliamo fare a posizioni gridate e urlate contro i partiti. La nostra è una repubblica parlamentare e i partiti sono il luogo e lo strumento della partecipazione. “Non ci rappresenta nessuno”, si gridava, invece, nella piazza della festa a Roma, come lo gridavano donne, studenti, precari e lavoratori in difficoltà nelle loro manifestazioni di qualche tempo fa. Possiamo leggere questo slogan come un’accusa a partiti considerati indifferenti ai problemi che attanagliano la nostra vita e, nello stesso tempo, come una pressante richiesta di sostegno e di lotta per cambiare, per aprire nuove prospettive di vita, per il futuro del nostro Paese. I nuovi cittadini nei partiti, fuori dai partiti, contro i partiti questo chiedono. Si definiscano e siano messi in discussione principi, valori, obiettivi. Si disegni un nuovo modello di sviluppo, una nuova idea di società, in un mondo che vogliamo profondamente diverso. Non dovrebbe essere difficile. Basterebbe ritornare ai fondamentali, immodificabili nel tempo, della nostra storia. Uguaglianza, fraternità, solidarietà, giustizia sociale, lavoro, pace, partecipazione sono riferimenti certi che non soffrono (e non debbono soffrire) l’usura delle stagioni. Capito, partiti del centrosinistra? Se si è realizzato uno schieramento così imprevedibilmente ampio ( con significativa presenza anche di elettori del centrodestra) su temi concreti come l’acqua pubblica, il nucleare, il principio che la legge è uguale per tutti, si ritiene che questo schieramento svanirebbe se si mettessero in discussione tutti gli altri temi che pesano sulla vita quotidiana delle persone e sull’ambiente nel quale viviamo? Bisogna andare al nocciolo delle questioni e rifuggire da tatticismi cervellotici ( UdC e terzo polo) dentro i quali si finisce per perdere entusiasmi e possibilità di reali cambiamenti. Sono tornati a votare elettori in disarmo da tanto tempo, sono tornati ad essere, anche loro, nuovi cittadini. Con loro si può e si deve cambiare.
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