Caro Pierluigi, caro Tonino, caro Nichi,

di Maurizio Pietropaoli

 

Caro Pierluigi, caro Tonino, caro Nichi,

stiamo assistendo alla fine di un periodo tra i più brutti della storia politica italiana che si è personificata in un uomo che ha dato una impronta profonda nei modi di pensare, di essere, di una parte larga del popolo italiano, non solo di quello immediatamente collocabile nel centrodestra. Non celebreremo quindi nei prossimi mesi la fine del berlusconismo, che ha riassunto in sé, dentro un vestito apparentemente moderno e dinamico, vizi e difetti profondi non solo del popolo italiano, ma dell’uomo in quanto tale, proiettandoli in una logica di potere politico, economico, sociale, nelle stesse relazioni umane.

Il berlusconismo sopravviverà al suo leader fino a quando non emergerà una idea complessiva alternativa di società, di modelli di vita, di consumi, di valori, insomma di una comunità nuova che sappia ridisegnare i rapporti tra classi e persone in un contesto di solidarietà e di eguaglianza di diritti, doveri , possibilità.

 Il compito che avete davanti non può quindi riassumersi solo nel mettere in piedi un’alleanza elettorale su un programma condiviso, elemento certo indispensabile ma insufficiente se non inserito in un progetto più generale  capace di ridare motivazioni e speranze, di mobilitare le enormi risorse umane e intellettuali che questo paese ormai degradato, tuttora possiede.

Voi tre rappresentate il nucleo fondamentale, non esclusivo, delle forze che possono unendosi ridare  dignità alla politica e all’impegno civile, mettendo al centro dei pensieri e delle azioni la condizione umana, nel lavoro, nella società, nella salvezza dell’ambiente in cui si vive.

 

Stiamo assistendo in queste settimane alla celebrazione della parola “fine”, laddove gli officianti sono tutti nel campo del centrodestra. La soddisfazione, che qui dal basso comunque cresce, si mischia in maniera forte con la preoccupazione anch’essa crescente, che da quest’altra parte, la nostra, stenta a partire, a rendersi percepibile, la costruzione di una possibilità nuova da offrire al popolo italiano, un nuovo inizio.  L’impressione è che la scena sia ancora dominata da conservazione, egoismi, attendismi.  Ci vuole coraggio ed umiltà, uno e l’altra insieme.

Voi sapete quanto siano decisivi in politica i tempi delle scelte. Ma il tempo è adesso!

Un segnale forte e generoso va inviato al popolo di sinistra, a quello stesso popolo ormai scavato dalla delusione , dal dubbio, dalla sfiducia, ma che contiene forse ancora, il germe del riscatto, dell’orgoglio.

 

Il PD ha indetto per l’11 dicembre una manifestazione nazionale a Roma. E’ un fatto positivo. Ma che cosa aggiungerà questa iniziativa alla strategia per la riconquista del consenso a sinistra e di un ruolo decisivo nelle vicende politiche italiane? Poco o niente, temo.

Compiamo invece in quella giornata un passo importante per la costruzione dell’Alleanza di centrosinistra. Facciamone l’occasione per l’incontro tra le nostre genti, dando senso e spessore alla inevitabile  prospettiva di lavoro ed impegno comune. E allora sarebbe bello veder attraversare Roma da tre cortei, ognuno con i propri colori e bandiere, donne e uomini di tutte gli strati sociali e provenienze geografiche che si fondono poi in un abbraccio collettivo nella grande piazza. Un abbraccio seguito dal vostro sul palco, cari Pierluigi, Tonino e Nichi. E l’impegno a percorrere in maniera seria e decisa le tappe che diano a noi tutti la sensazione e il convincimento che c’è una squadra nuova che può scendere in campo per vincere una gara che decide non il numero di parlamentari, ma  la possibilità concreta di risolvere i problemi gravi delle persone, delle famiglie, del Paese. Dateci un segno. Se non ora, quando?

 

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