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CARO BERSANI, NON CI SIAMO! di Maurizio Pietropaoli |
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Siamo ormai di fronte a scelte strategiche che risponderanno o meno all’esigenza di lasciarsi alle spalle non solo Berlusconi, ma anche tutto il bagaglio culturale, politico e morale che si è sedimentato negli ultimi venti anni nella grande maggioranza degli italiani, anche in quelli che fanno riferimento invece al centrosinistra, che chiamiamo sinteticamente berlusconismo. Tu lanci la proposta che per battere Berlusconi e per avviare la fase di ricostruzione economica, sociale e istituzionale del paese il PD, ma anche le altre forze alla sua sinistra dovrebbero allearsi con il terzo polo. Una sorta di tutti contro uno (Berlusconi) e un tutti per qualcosa (salvare l’Italia). Ma l’arte della politica non era quella di partire dalla realtà delle cose, delle forze in campo, degli interessi rappresentati, dalla loro collocazione culturale, dalle visioni del mondo e della vita, delle relazioni sociali, dei loro valori? E qual è la realtà politica che abbiamo di fronte? 1) La collocazione di Fini è nel centrodestra per realtà oggettiva e volontà soggettive e se vogliamo che tolga voti al PDL e sia determinante per la sua sconfitta, abbiamo l’interesse che questa sua vocazione sia il più possibile limpida e libera da ambiguità. Paradossalmente serve anche a noi una destra forte dei valori e degli obiettivi che Fini ha più volte declamato. 2) Il Terzo Polo così come si sta costituendo, è pertanto non una pura operazione di centro, ma è in realtà un centrodestra pulito, con il centro rappresentato da Casini, Rutelli e altri. 3) Uno schieramento che va dalla sinistra a Futuro e Libertà, già di difficile composizione come governo transitorio e d’emergenza che nasca in parlamento è assolutamente improponibile a livello elettorale, laddove la competizione deve essere tra visioni ed opzioni chiare e inevitabilmente diverse. 4) Il PD sta arrivando al dunque della sua essenza. Siamo al bivio, bisogna scegliere. Il tentativo di salvare l’unità del gruppo dirigente e il progetto di partito tende a piegare l’attenzione alla sua destra, a far prevalere l’anima moderata in realtà non certo attribuibile solo alla componente di origine cattolica, anzi. Si pensa forse che la tensione unitaria che il popolo di sinistra ha sempre manifestato, possa ancora una volta prevalere, magari turandosi il naso e chiudendo gli occhi? Stavolta ci si sbaglia e l’errore si pagherà caro. 5) Il centrosinistra, formula che riuscì ad affermarsi col nascente Ulivo, e che ancora vive nei cuori di tanti, non esiste senza un investimento di passione, di entusiasmo, di sforzo unitario di costruzione di un progetto di società, non solo di un programma elettorale. Esso non può essere una scelta residuale, in cui rifugiarsi dopo i rifiuti (del resto già dichiarati) degli auspicati partners più o meno di centro. Si approderebbe allora ad una prevedibile sconfitta, seguita dalle grida sulla morte definitiva della sinistra e dal rivendicare ancor più un riformismo piccolo piccolo. 6) I consensi ed i voti che mancano al fronte progressista non stanno nascosti tra le pieghe degli altri partiti moderati, ai quali quindi avvicinarsi. Il tesoro sta nascosto nelle strade e nei palazzi delle grandi periferie urbane, nella provincia , nei piccoli centri, nelle fabbriche, negli uffici, nelle case, nelle scuole. Nei luoghi dove la crisi che viviamo ti strozza la speranza, ti spinge alla depressione, all’isolamento, alla perdita di senso. Là la sinistra ha lasciato se stessa, ha abbandonato tanta della sua gente ed è con essa che bisogna riannodare i fili tra delusione e fiducia, tra disimpegno e partecipazione. 7) Le primarie possono essere uno strumento e un’occasione, non per far vincere un leader, ma per ritrovare il senso dell’impegno e dello stare insieme, per volare alto nel confronto su progetti, programmi e priorità, con i piedi ben piantati per terra, con gli occhi negli occhi di chi soffre e paga i prezzi più alti di una società costruita per ricchi, benestanti e furbi. C’è bisogno allora di tutti, con i propri limiti e diversità. Non solo un leader né un leader solo.
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