A PROPOSITO DI PRIMARIE

di Carlo Loccarini

 

 Le primarie sono una “espressione democratica” con, però, dei “difetti”, dice Francesco Piccolo su l’Unità di lunedì 27 giugno (e che ho potuto leggere solo oggi). Il più pericoloso dei detti difetti è che “finisce con lo sparire la discussione politica a favore della propaganda. Non si approfondisce, come si farebbe in un congresso. Anzi, si mettono in campo slogan, aggressioni, battibecchi. Si cercano e si amplificano difetti e manchevolezze degli avversari anche se si trovano tutti all’interno dello stesso gruppo che si candida, poi, a governare insieme”.

Queste di Piccolo sono posizioni nelle quali la logica ineccepibile delle considerazioni tradisce la realtà di molte situazioni, sia internazionali (Obama-Clinton governano insieme pur dopo una infuocata campagna elettorale) che nazionali (la vicenda Pisapia-Boeri), che ci dicono altro.

Allora, per mantenere e consolidare quella che tanta gente del nostro Paese ha ampiamente, ed in più occasioni, dimostrato di apprezzare come una importante espressione democratica (e così la considera anche Piccolo), possiamo discutere su come organizzare le primarie, tentando di eliminarne tutti i possibili difetti.

Prima di tutto:è preferibile convocare congressi? Certo che si, se si tratta di definire la linea politica di un partito e di eleggerne il segretario. Ed ogni partito stabilirà le regole della partecipazione alle scelte, a tutti i livelli degli incarichi politici.

Vedo, invece, molto complicato arrivare ad un congresso di coalizione, una volta deciso che si voglia dar vita ad una coalizione di partiti per candidarsi al governo del Paese.

Da quando anche nel PDS-DS-PD si sono formate le correnti, ci si diceva che le diversità sono una ricchezza perché stimolatrici di un dibattito e di un confronto che avrebbero arricchito tutti.

E se le diversità esistono all’interno di un partito, è ovvio pensare che esistano, a maggior ragione; tra le varie forze politiche di una coalizione.

Ora, è vero che la vita interna dei partiti non offre grandi esempi di sereni e disinteressati confronti ideali, ma io penso che proprio le primarie potrebbero essere l’occasione per arricchire il dibattito politico.

Infatti, trattandosi di una coalizione di partiti, non vedo il rischio che tutto si riduca a “mettere in campo slogan, aggressioni, battibecchi”, mentre l’incontro tra diversi determina una situazione che favorisce la messa in campo di idee, proposte, obiettivi, strategie, modelli di sviluppo diversi sui quali chiamare i cittadini ad esprimersi ( il famoso, ormai, popolo delle primarie).

E’ impensabile che Bersani, Vendola, Di Pietro o chiunque altro volesse presentarsi (non metterei nell’elenco del nucleo fondativo del nuovo centrosinistra Casini, per la contraddizion che nol consente) si spenderebbero a “cercare ed amplificare difetti e manchevolezze degli avversari”, sia perché avversari non potrebbero essere, ma alleati, sia perché si troverebbero impegnati a spiegare alla gente tutte le proprie posizioni, perché è questo che i cittadini pretendono da chi vuole rappresentarli.

Ecco che nel Paese si creerebbe un’atmosfera di appassionata partecipazione che potrebbe far riconciliare con la politica tutto un popolo stanco e deluso che ha ,invece, dato un forte segnale di volontà di tornare protagonista nel recente e meraviglioso risultato dei referendum.

A chi, poi, risulterà vincente andranno la responsabilità di onorare una investitura ottenuta da milioni di cittadini e il compito di operare una sintesi virtuosa tra le diverse opzioni espresse in quanto rappresentante, riconosciuto da tutti, dell’intera coalizione.

Fatte così, le primarie non solo non hanno pericolose controindicazioni, ma sembrano e sono la via obbligata per rinsaldare un rapporto popolo-partiti oggi ampiamente compromesso.

 

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